La canapa come carburante: etanolo, biodiesel e biocombustibile

La canapa è una pianta largamente diffusa su tutto pianeta e si adatta a buona parte degli ambienti nelle varie zone del mondo.
La crisi energetica degli anni Settanta, ma anche in tempi ancora più remoti a partire dall’invenzione del motore e quindi dalla diffusione dei mezzi di locomozione, ha portato alla ricerca di fonti di energia alternativa, rinnovabili e soprattutto non inquinanti.


Il problema dell’inquinamento si è fatto pregnante specie a partire dagli anni Ottanta, quando è stato chiaro che l’assottigliamento dello strato di ozono era dovuto all’immissione di CO2 nell’atmosfera, di cui sono responsabili in particolare gli idrocarburi di origine fossile e tutti i derivati del petrolio.

Il biocombustibile

Non tutti sanno che il combustibile può essere ricavato da fonti vegetali, quali appunto la canapa industriale, ma anche il riso o la barbabietola da zucchero.
Il metodo attraverso cui alimentare i mezzi a motore con biocombustibile fa capo sia a un processo di pirolisi che al lasciare fermentare i succhi e gli oli ottenuti dalle piante togliendo l’ossigeno.
Per la precisione, attraverso la cellulosa di canapa e anche della barbabietola come dell’amido di riso, si ottiene l’etanolo.

L’etanolo di canapa adatto a tutti i motori

Uno dei vantaggi che derivano dall’uso dell’etanolo di canapa, ottenuto precisamente dai gambi della pianta lasciati in fermentazione, è quello di non dover apportare alcuna modifica agli attuali motori perché possano funzionare con prestazioni anche superiori a quelle avuto con il carburante di derivazione fossile.

Oltre all’etanolo, attraverso la lavorazione della pianta si ottiene anche il metanolo, pari a un olio vegetale simile a quello che fu sperimentato per la prima volta dallo stesso Rudolf Diesel, nell’esposizione universale di Parigi del 1900.
Diesel testò a partire dal 1895 un motore alimentato con olio di arachidi, quindi alternativo al diesel o alla benzina. Negli anni ’80 in Brasile le auto furono alimentate con l’etanolo derivato dalla canna da zucchero. Queste due esperienze dimostrano la possibilità di servirsi di carburanti sostituivi e non nocivi per i delicati ecosistemi.

Il biodiesel di canapa rimane dunque l’unica alternativa a quello solitamente usato su scala mondiale, che inquina potentemente l’ambiente.
Il suffisso “bio” attribuito all’etanolo o al metanolo, indicano, infatti, che è del tutto biodegradabile, in quanto ha una combustione cosiddetta “convenzionale”.
L’etanolo può dare vita dunque a un combustibile che si può stipare in scorte esattamente come avviene per il petrolio, con costi leggermente inferiori per estrazione, lavorazione e raffinazione rispetto all'”oro nero”, che è destinato prima o poi ad avere fine in quanto i giacimenti si esauriranno, con questi ritmi di consumo presumibilmente intorno al 2050.

Il biocarburante è stato largamente testato in esperienze prolungate anche a livello europeo, che hanno visto il suo utilizzo per circa due decenni. I test effettuati hanno rivelato che la durata dei motori è più lunga, in quanto risulta altamente lubrificante.
Lo stesso può dirsi riguardo alla potenza dei motori aumentata e ai consumi che sono ridotti e comportano un importate risparmio in termini di caro-carburante e anche di manutenzione del motore.
L’etanolo estratto dalla canapa non contiene zolfo, ma solo una bassa percentuale di ossigeno.

Biodiesel dalla canapa: una materia prima abbondante

biodiesel carburante canapa
Una bottiglia di biodiesel di canapa

L’abbondanza della canapa a livello globale si prefigura come una “materia prima” che in un futuro non lontano potrebbe rappresentare un degno sostituto dei carburanti derivati dal petrolio e usati oggi.
Per quanto riguarda la resa di produzione dell’etanolo a seguito della lavorazione e dei processi di decantazione delle varie parti di una pianta come la canapa, alcuni importanti studi hanno confermato il fatto che sia molto elevata.

Gli stessi studi condotti nel 2010 presso l’università del Connecticut con a capo il prof. Richard Parnas, hanno verificato come il 97% dell’olio ottenuto da questa pianta può essere trasformato in carburante biologico.
Un altro aspetto importante sono le basse temperature alle quali l’etanolo sviluppa energia rispetto invece ai derivati del petrolio, ma anche ad altri biodiesel.

Biodiesel e semi di canapa

Dai gambi della canapa si ottiene l’etanolo, mentre dai semi il biodiesel, che è destinato a sostituire il carburante che oggi è presente in tutti i distributori del mondo ed è inquinante.
I motori che possono essere alimentati con questo biocarburante, come nel caso dell’etanolo, sono sia quelli delle automobili che di altri mezzi di locomozione che hanno consumi ben più elevati e richiedono prestazioni di altissimo livello.

È il caso, per esempio, delle centrali termo elettriche, degli aerei e delle navi, ma anche dei motori con autotrazione. Non sono esclusi anche i piccoli gruppi elettrogeni.
Non ci sono quindi limiti al suo utilizzo e anche in termini di potenza ed energia erogata, l’etanolo si adatta a qualsiasi mezzo, garantendo un funzionamento ottimale.

Altri vantaggi dell’etanolo di canapa

Diversi sono i vantaggi che derivano dall’uso dell’etanolo in quanto carburante derivato dalla pianta di canapa.

Tra questi, che annoverano come accennato l’assenza di zolfo, si include il fatto di non emanare il cattivo odore tipico, per esempio, del benzene. Al suo posto, invece, c’è quello molto più gradevole della canapa (e sicuramente più naturale) come nel caso dell’olio derivato dalla stessa pianta.

Il biodiesel di canapa è tra i carburanti più sicuri durante il trasporto, perché ha un grado di infiammabilità che è circa 3 volte più basso di quello del biodiesel di uso comune, derivato dal petrolio.
Il fatto che non inquini ha implicazioni su larga scala, che vanno dalla tutela dell’ambiente rispetto ad acqua, terreno e aria fino alla preservazione sul lungo periodo della salute pubblica.

In un mondo ideale dove tutti i mezzi di trasposto che oggi sono alimentati con carburante di derivazione fossile non lo saranno più, l’uso dell’etanolo determinerà una diminuzione delle patologie direttamente o indirettamente riconducibili all’inquinamento dell’aria a causa dei gas di scarico e alla salubrità anche del tessuto urbano.

Ne avranno un beneficio anche le coltivazioni e in genere la nostra atmosfera, grazie alla diminuzione dei gas serra e alla salubrità del terreno, le cui falde acquifere non saranno inquinate dalla stessa aria con presenza di smog proveniente dai grandi agglomerati urbani.

Etanolo e biomassa

Per biomassa si intende del materiale naturale di riciclo o di scarto che viene trasformato in energia. Nel mondo questa disponibilità è pari a circa 146 miliardi di tonnellate metriche per la canapa, rendendola tra le “materie prime” la più alta per rendimento per ettaro coltivato.

Biomassa - cellulosa di canapa
Biomassa – cellulosa di canapa

In Italia, per esempio, corrisponde a 20 tonnellate per ettaro in 4 mesi e si tratta soprattutto di vegetazione selvatica, quindi non di coltivazioni pianificate e per le quali non sono necessari interventi particolari di gestione delle piantagioni.


La canapa rende anche di più rispetto ad altri tipi di alberi a parità di superficie coltivata.

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Tale pianta cresce anche in condizioni poco favorevoli dal punto di vista climatico ed quindi è classificabile come un esemplare robusto e importante per il futuro del nostro pianeta.