Record per l’Europa: 33mila ettari di canapa coltivati nel 2016

Dimenticate quello che negli anni vi è stato detto sulla canapa, oltre all’uso ricreativo e medico c’è di più. Molto di più.

Dai Fenici ai Romani e fino al Celeste Impero: conosciuta sin dall’antichità la canapa è stata usata per filare tessuti per l’abbigliamento e tecnici, corde e carta, ma i suoi utilizzi si estendono a campi ancora più vari.

Che si tratti di materiale per l’edilizia come pannelli isolanti, tavole flessibili ma resistenti, fibra di vetro per il settore industriale ed automobilistico, vernici non inquinanti, materiali plastici per imballaggi totalmente biodegradabili ed eco compatibili, carta di alta qualità ma anche di uso comune o che usi come aiuto medico ed alimentare per lo sviluppo dei paesi poveri dove la canapa può contrastare l’emergenza della fame con semi altamente proteici dalle alte proprietà nutritive ed olio utile sia per il trattamento di malattie cardio-vascolari sia per l’industria (paragonabile all’olio di balena) non dobbiamo dimenticare la vivissima possibilità di impiegare la canapa per lo sviluppo di combustibili da biomassa da usare al posto dei derivati dal petrolio.

Ma cosa hanno in comune tutti questi usi? Che vantaggi ha la canapa?

I derivati dalla canapa rappresentano un’alternativa reale, ecologica, sostenibile per l’ambiente ed il territorio, a basso impatto inquinante ma soprattutto economica rispetto ai prodotti industriali derivati dal petrolio e che fanno uso di agenti chimici e inquinanti.

Non stupisce allora che la produzione in Europa sia arrivata alla cifra record di 33mila ettari; complice del boom la richiesta sempre più alta di materia prima, l’esigenza del settore agricolo di poter trovare sbocchi anche diversificando in nuove colture e il fatto che l’unico (al mondo, non solo in Europa) sistema riconosciuto di certificazione della sostenibilità della fibra di canapa sia quello Europeo.

In effetti agli occhi di tutti sono già presenti le basi per costruire una concreta possibilità alternativa di sviluppo economico.

Se a farla da padrone nel settore della canapa in Europa vediamo Francia, Paesi Baltici e Romania non dimentichiamo che l’indotto dei prodotti derivati arriva a coprire le aziende e la grande distribuzione di Germania, Austria, Olanda e Italia: questo non lascia molto remota l’ipotesi di tornare alla coltivazione della canapa anche nella Pianura Padana, così come già avveniva nella prima metà del secolo. In fin dei conti, anche in molti paesi del vecchio continente stanno già ritornando alle colture di canapa per il settore alimentare e non solo.

Dal proibizionismo cieco degli anni ’40 che ne ha visto il crollo abissale (colpa anche della disinformazione che non faceva distinzione tra cannabis sativa di origine mediterranea/occidentale, usata per la produzione di cordami e tessuti, e cannabis indica di origine orientale contenente cannabinoidi con effetti psicotropi) la coltivazione della canapa ha raggiunto un nuovo livello record anche grazie alle politiche europee e all’incentivazione dello sviluppo di colture destinate anche a scopi diversi da quello alimentare (settore legato alla fibra), sebbene ci siano state alcune flessioni durante gli anni 2010 e 2011, l’Unione Europea ha legiferato prima per rendere legale in tutti gli stati la coltivazione e si è operata poi dal 2016 per regolamentare il settore, segno che l’interesse del mercato era ed è ancora in pieno fermento.

Che l’interesse delle aziende produttrici, delle industrie e dei consumatori fosse arrivato ad un livello sempre più alto ce ne potevamo accorgere anche dall’aumento di tutte le attività che ruotano intorno alla canapa: non solo internet, che si è sempre dimostrato il mezzo più recettivo con blog, fanzine e forum come centro di discussione e divulgazione, ma vere e proprie riviste, magazine e diffusione su tutti i media.

Abbiamo assistito durante questi ultimi quattro anni allo spuntare come funghi di dibattiti ed eventi per conoscere meglio e promuovere la canapa, raduni di produttori e aziende artigianali, fino ad arrivare all’organizzazione in poli fieristici anche grandi e di rilievo su un piano nazionale ed europeo di festival ed intere fiere dedicati agli utilizzi della canapa e dei derivati della sua produzione (Canapamundi a Roma, Canapafestival a Forlì, 4.20 Hempfest a Milano, Technigrow a Lione, Expocanavo a Siviglia sono solo alcune delle prossime fiere).

Tutti questi sforzi con l’andare del tempo hanno contribuito a formare una forte opinione pubblica sull’argomento, libera dalle convinzioni proibizionistiche derivate dagli anni ’30/ ’40 e che includesse una nuova coscienza costruita sulla convinzione che l’agricoltura e l’industria debbano essere sostenibili sia per l’ambiente sia per i paesi in cui l’agricoltura continua ad essere intensiva e latifondista, sfruttando non solo l’ecosistema ma anche le persone che lavorano nel settore agricolo: un settore saturo che non è più sostenibile così come è concepito adesso ma che può dare sbocchi importanti anche al bio-carburante in sostituzione al petrolio.

Nuovi tipi di agricoltura, nuove tecnologie e nuovi metodi possono essere messi al servizio di uno sviluppo comune, che possa portare a dei benefici per tutti: per questo la notizia del nuovo record di 33mila ettari di coltivazione della canapa apre orizzonti ancora tutti da disegnare, orizzonti in cui l’Europa si sta già guadagnando la posizione di punta.

Che sia la canapa una delle risposte a questa crisi globale?

Record per l’Europa: 33mila ettari di canapa coltivati nel 2016
5 (100%) 2 votes