Sono decenni che, in Italia, una minoranza della popolazione lotta per la legalizzazione ad uso ludico della cannabis, trovando sempre di fronte un muro da parte dei governi succedutisi in questo lungo periodo.

Altro percorso ha avuto, però, l’uso della cannabis a scopo terapeutico, che ha recentemente fatto parlare di sé in Parlamento. Nell’immagine sottostante ecco come si è conclusa una recente votazione (organizzata in fretta e furia) riguardante la possibilità di autoproduzione di quattro piante per i malati.

“La solita vecchia politica contro i cittadini e a favore dei poteri forti. L’Aula del Senato ha respinto la richiesta di discussione urgente del disegno di legge del M5S che avrebbe permesso a tanti pazienti di coltivarsi quattro piante di cannabis terapeutica”, queste sono le parole del senatore del M5S Lello Ciampolillo Portavoce Senato che l’aveva proposta il 3 ottobre.

In Italia, l’uso terapeutico della cannabis è legale dal 2013, ma moltissimi non ne sono a conoscenza. Ora, qual è il problema? La questione sta, fondamentalmente, nel fatto che il Codacons (ovvero l’associazione dei consumatori) e i legali dell’Art.32 (cioè l’associazione italiana per i diritti dei malati) hanno dovuto redigere una diffida in cui polemizzano col Ministero della Salute e l’Aifa (Agenzia italiana del Farmaco), mostrando come decine e decine di pazienti abbiano avuto da lamentarsi per la mancanza di cannabis nelle farmacie e per l’impossibilità di continuità terapeutica, visto che l’Istituto farmaceutico di Firenze non è in grado di sopperire a questa carenza.

La difficoltà si può spiegare in modo molto banale: fino a poco tempo fa l’Olanda era la prima fornitrice di cannabis per l’Italia, e garantiva la quantità del farmaco (Bedrocan); ma, ad un certo punto, lo Stato italiano ha deciso di volersi sostituire ai Paesi Bassi, non riuscendo però a supplire alla necessità dei pazienti italiani e, con quel poco che riesce a produrre, non assicura neanche lontanamente la stessa qualità proveniente dallo Stato dei tulipani.

Ciò significa che molte persone rimangono senza il necessario per curarsi, e quelle che riescono a procurarselo, non hanno vasta gamma di scelta, perciò potrebbero dover comprare qualcosa che a loro fondamentalmente non serve o, peggio, rivolgersi al mercato nero.

Lo Stato, inoltre, obbliga le farmacie a lavorare praticamente in perdita, perché impone un prezzo di vendita di 9 euro, e perciò molte di esse preferiscono non rifornirsi del prodotto.

La situazione è quindi abbastanza critica, la speranza di questo documento è quella di smuovere qualcosa nella coscienza delle autorità ma, se non dovesse bastare, si passerà senza indugi per vie legali, perché in questo modo si sta violando uno dei primi diritti del cittadino italiano, ovvero quello del diritto alla salute.

Fatto sta che, se molti Stati in tutto il mondo ormai hanno deciso di poter prescrivere farmaci a base di cannabis come terapia, e l’Italia è tra questi, non c’è alcun motivo per cui il servizio non debba essere garantito. Con sempre più multinazionali che si affacciano al mercato europeo della cannabis terapeutica, l’Italia continuerà ad acquistare il prodotto dall’estero oppure deciderà di continuare a coltivarsela da sé poco e male?

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