Il Canada sta pensando di vietare la parola marijuana

Di curiosità bizzarre riguardanti la marijuana ne esistono davvero tante, ma questa le supera quasi tutte! Di cosa parliamo? Della proposta di un politico canadese, che vorrebbe vietare la parola “marijuana”. Per quale motivo? Perché, a suo avviso, sarebbe troppo razzista. Shawn Clearly è il suo nome e, come appena ricordato, è un politico canadese, legato quindi al primo Paese del G7 che potrebbe rendere legale la cannabis.

La sua posizione è stata appoggiata anche dal Niche (National Institute for Cannabis Health and Education), ossia l’ente che sta coordinando le attività dedicate alla legalizzazione. Secondo il punto di vista espresso ufficialmente, il termine da utilizzare in un Paese che si sta avviando verso la legalizzazione dovrebbe essere “cannabis”.

Nell’argomentare questo punto di vista, è stato sottolineato che, nel tempo sono cambiate diverse parole indicanti comunità etniche e orientamenti sessuali.

Secondo il Presidente del Niche, l’utilizzo della parola marijuana è utile per sottolineare meglio le potenzialità della cannabis. Per capire meglio la diatriba è utile prendere in considerazione l’etimologia della parola marijuana, diventata di uso comune a partire dagli anni ‘30.

La sua introduzione risale a quando, negli USA, le lobby industriali cominciarono a criminalizzare la pianta e il suo utilizzo. Su questi punti di vista si iniziarono a costruire le basi del proibizionismo. Una curiosità della quale forse non tutti sono al corrente è che, in quegli anni, il termine marijuana venne introdotto dal Messico, con l’obiettivo di instillare la paura dei migranti ispanici.

L’obiettivo era convincere la popolazione USA che la pianta con la quale era fabbricata la carta stessa sulla quale era scritta la costituzione fosse pericolosa. Clearly, in un’intervista rilasciata poco tempo fa, ha dichiarato di essere venuto a conoscenza della radice razzista del termine marijuana.

A suo dire, è fondamentale avere comprensione dei meccanismi storici ed evitare di utilizzare termini coniati con l’obiettivo specifico di criminalizzare la pianta di cannabis e le popolazioni di origine ispanica.

In Italia e in Europa, il termine “marijuana” viene usato solo in seconda battuta e, nei documenti con scopi ufficiali, si fa riferimento a “cannabis”. Negli USA e in Canada vale esattamente la situazione contraria.

Addirittura, i testi normativi che hanno portato alla legalizzazione della cannabis negli ultimi anni presentano il termine marijuana.

Il dibattito che si sta aprendo potrebbe apparire inutile, ma invece sta dando spazio a un punto di vista molto interessante sulle basi del proibizionismo, iniziato proprio da una differenza lessicale.