Dopo la recente decisione da parte della Germania di liberalizzare l’uso della cannabis a fini terapeutici, si è riacceso il dibattito dell’effettiva utilità della pianta in tutta Europa. Mentre i politoci e le autorità sanitarie continuano a soppesare i pro ed i contro dei trattamenti a base di cannabis, i ricercatori continuano a studiare le potenzialità dell’uso dei cannabinoidi.

I cannabinoidi sono adatti come profilassi per contrastare l’emicrania tanto quanto altri trattamenti farmacologici.
È quanto è emerso da uno studio tutto italiano presentato alla kermesse annuale dell’Accademia Europea di Neurologia (EAN) ad Amsterdam, arrivata alla terza edizione.

Il team di ricerca, guidato da Maria Nicolodi, presidente della Fondazione Sicuteri-Nicolodi di Firenze, ha appronfondito l’adeguatezza dei cannabinoidi come profilassi per l’emicrania acuta e della cefalea a grappolo.

In una prima fase i ricercatori hanno identificato il dosaggio richiesto per trattare efficacemente il mal di testa. Ad un gruppo di 48 volontari che soffrono di emicrania cronica è stata somministrata una dose orale da 10mg di una combinazione di due composti. Uno di questi conteneva THC al 19%, mentre l’altro aveva il 9% di CBD (cannabidiolo) ed una quantità di THC virtualmente assente. Il risultato è stato che le dosi sotto i 100mg non hanno prodotto effetti signficativi.


Risultati eccellenti sono stati ottenuti però dalla somministrazione via orale di 200mg di composto, che ha portato ad un calo del dolore acuto del 55%.
Nella seconda fase dello studio, ad un gruppo di 79 pazienti affetti da emicrania cronica è stata somministrata una dose di 25 mg di amitriptilina – antidepressivo triciclico usato comunemente nel trattamento dell’emicrania – oppure 200 mg del composto THC-CBD di cui sopra per circa tre mesi.

A 48 pazienti affetti da cefalea a grappolo sono stati invece somministrati 200mg di THC-CBD o una dose giornaliera di 480mg del farmaco calcio-antagonista Verapamil.
Per il dolore acuto, ulteriori 200mg del composto THC-CBD è stato somministrato per entrambi i tipi di cefalea.

La dottoressa Maria Nicolodi, presidentessa della Fondazione Sicuteri-Nicolodi

Il risultato dopo questi tre mesi di trattamento e di un follow-up di ulteriori quattro settimane hanno prodotto varie considerazioni. Mentre la combinazione THC-CBD ha ottenuto risultati leggermente migliori dell’amitriptilina (40,1%) con il 40,4% di riduzione degli attacchi, l’intensità ed il numero di attacchi di cefalea a grappolo sono solo lievemente diminuiti.

Durante l’analisi dell’uso nel trattamento del dolore acuto è emerso un fenomeno molto interessante: i cannabinoidi riducono del 43,5% l’intensità del dolore tra i pazienti con emicrania. Medesimi risultati sono stati riscontrati anche nei pazienti con cefalea a grappolo, ma solamente in quelli che ne soffrivano dall’infanzia. Nei pazienti senza storia clinica precendete la combinanzione THC-CBD sembra non aver sortito effetti significanti.


“Siamo stati in grado di dimostrare che i cannabinoidi sono un’alternativa ai trattamenti convenzionali adottati nella prevenzione dell’emicrania. Detto questo, i cannabinoidi sono adatti nel trattamento acuto delle cefalee a grappolo nei pazienti che hanno episodi di emicrania sin dall’innanzia” ha dichiarato la dottoressa Nicolodi. “A parte la sonnolenza e la difficoltà nella concentrazione, gli altri effetti collaterali osservati durante lo studio sono stati molto positivi. L’incidenza del mal di stomaco, della colite e dei dolori muscoloscheletrici,  nei soggetti di sesso femminile, è diminuita.”

Non è il primo studio del genere: nel 2016 una ricerca pubblicata sulla rivista Pharamcotherapy ha evidenziato la diminuzione nella frequenza di attacchi di emicrania in pazienti che assumevano cannabis dal 10,4% al 4,6% in un mese.