Se avete assunto cannabis almeno una volta nella vita, saprete senza dubbio cos’è la fame chimica, quella enorme sensazione di appetito anche se si ha già lo stomaco pieno.

Fumare hashish o marijuana porta ad avere voglia di cibi molto sostanziosi, ipercalorici e di non controllarsi di certo sulle quantità.  Non incide neppure il fatto di avere lo stomaco pieno, quindi è indipendente dalla presenza del senso di sazietà.

In questo articolo approfondiremo le spiegazioni scientifiche che sono dietro questo curioso fenomeno, mostrando due importanti studi internazionali che hanno fatto luce sui meccanismi di attivazione della fame chimica.

Come si manifesta la fame chimica

Come accennato la fame chimica si manifesta con la voglia incontrollata di mangiare e tale sensazione si evidenzia dopo aver assunto hashish o marijuana. La reazione dell’organismo può avvenire mezz’ora dopo e fino a 2 ore a seguito dell’assunzione della sostanza.

Contrariamente ad alcune “leggende metropolitane”, la fame chimica fa ingrassare, mentre per chi fuma normali sigarette c’è la tendenza a dimagrire, ma il beneficio per la linea non è paragonabile al danno complessivo che le sigarette portano alla salute.

Il senso di fame chimica è relativo a un input che parte dal cervello grazie ad alcune sostanze che nel nostro corpo sono naturalmente presenti e si chiamano “endocannabinoidi“, che hanno una composizione chimica molto simile alle sostanze contenute nella cannabis e nei suoi derivati. Quando si assume marijuana, il cervello risponde avviando una secrezione di ormoni che aumentano la fame.

Le sostanze che provocano la fame chimica

La fame chimica è scatenata per l’esattezza dal principio attivo presente nella cannabis chiamato THC, sigla che sta per tetraidrocannabinolo. Ecco perché l’analisi e gli studi condotti su questa sostanza ha suscitato la curiosità di ricercatori e medici che, grazie alle loro ricerche, vorrebbero trovare un impiego terapeutico e proficuo a beneficio della salute dei pazienti che sono soggetti a patologie tumorali, all’AIDS o malattie fortemente debilitanti che sopprimono il senso di fame.

La ricerca americana

Quindi, come già detto precedentemente, assumere cannabis inganna le cellule che regolano il senso di sazietà. Ad avvalorare questa tesi c’è una ricerca dell’Università di Yale pubblicata sulla nota rivista scientifica Nature.

Il coordinatore del gruppo di studiosi di Yale, Tamas Horvarth, ha spiegato recentemente che alla base di questa reazione falsata ci sono i neuroni della pro-opiomelanocortina che, in condizioni normali, svolgono il compito di comunicare al cervello il senso di sazietà. All’assunzione di THC, però, gli stessi neuroni invertono la loro funzione promuovendo un senso di fame incontrollato e provocando enorme stupore nell’equipe di ricercatori.

La ricerca che ha scoperto questo paradosso ha selezionato due gruppi di neuroni, che sono coinvolti nei meccanismi dell’alimentazione. I primi, chiamati “cannabinoid receptor type 1” (Cb1r), responsabili del senso di fame e che subiscono l’influenza dei cannabinoidi presenti nella cannabis; i secondi sono detti “pro-opiomelanocortina” (Pomc) e segnalano invece il senso si sazietà.
Sono stai impiegati dei topi da laboratorio ai quali è stata fatta la stimolazione dei 2 gruppi di neuroni.

Nella sperimentazione sono stati utilizzate delle cavie geneticamente modificate, andando a stimolare questi due gruppi di neuroni: con l’attivazione dei Cb1r è aumentata anche l’attività dei Pomc, motivo per il quale le cavie hanno cominciato a mangiare nonostante fossero già sazi.

Ulteriori analisi hanno portato a scoprire che nell’attivare i neuroni Pomc con i cannabinoidi si inibiva il rilascio di una delle due sostanze prodotte solitamente, ossia un ormone anoressizante responsabile del senso di sazietà. L’altra sostanza prodotta dai neuroni Pomc è la beta endorfina, responsabile di un senso di benessere e con proprietà analgesiche.

Ecco perché la fame chimica non si riesce a controllare: non c’è l’azione dell’ormone che trasmette il senso di sazietà. Tale meccanismo non può che aprire nuovi campi di indagine per un impiego in campo medici, anche per approfondire il funzionamento di certi meccanismi neuronali e portare beneficio.

Una ricerca italiana in Francia

Giovanni Marsicano è l’italiano che ha coordinato un’equipe di ricerca al Neurocentre Magendie di Bordeaux in Francia per scoprire cosa c’è realmente dietro questo fenomeno.
L’aspetto preso in esame è quello della stimolazione olfattiva del recettore Cb1 a seguito di assunzione di THC. Il recettore Cb1 è una molecola che si trova anche nel bulbo olfattivo dei neuroni interessati a regolare il senso di fame con gli stimoli che arrivano dal naso.
Come nella ricerca americana, il THC è stato somministrato solo ad un gruppo di topi che hanno dimostrato di avere un olfatto molto più sensibile verso i cibi. Le stesse cavie avevano una fame molto più pronunciata rispetto al gruppo di topi di controllo.
Infine è stato utilizzato un altro gruppo di topi geneticamente modificati per inibire il funzionamento del bulbo olfattivo per dimostrare effettivamente questa correlazione. Il risultato? Le cavie si sono dimostrate inappetenti pur se sotto effetto di THC.

I possibili utilizzi terapeutici

Sebbene altri studi in passato hanno mostrato una correlazione tra THC e la produzione di grelina, ormone deputato alla stimolazione dell’appetito, la ricerca in questo campo rimane tuttora aperta.
Le implicazioni che questi studi hanno in ambito terapeutico sono enormi. Potrebbe essere utili, per esempio, ai malati di tumore che si sottopongo a chemioterapia e radioterapia, le quali provocano nausea, vomito e malessere generale. Proprio su questi pazienti si potrebbe intervenire per evitare un forte dimagrimento e offrire la possibilità di affrontare le cure in una condizione fisica migliore.

Come contrastare la fame chimica

Anche se vorreste mangiare qualunque cosa quando si sperimenta questo fenomeno, ricordatevi che la fame chimica fa ingrassare, soprattutto se in chimica mangiate l’impossibile.

Un buon modo per contrastare la fame chimica è sicuramente quello di consumare frutta e verdura che metteranno fine al senso di fame grazie alla presenza di fibre ed acqua.

Anche lo zucchero può aiutare a combattere i morsi della fame, ma anche qui attenzione a non esagerare: una piccola bustina di zucchero, magari in un bicchiere d’acqua, vi aiuterà a non mangiare tutto quello che di commestibile vedrete.

Fame chimica: cos’è e da cosa è provocata
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Il Ganjanauta è, letteralmente, il navigante per eccellenza nel mondo della canapa ad uso ludico e medicinale. È in grado di dare suggerimenti utili per ogni esperienza, consigli comportamentali, statistiche e anche intrattenimento. Come se non bastasse, è anche esperto di cucina, spazia dal dolce al salato, ha ottima conoscenza dei cosiddetti "luoghi della droga" e di tutti gli accessori usati nella fattanza quotidiana. La Nasa tuttora lo rimpiange.